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Accesso ad Internet in Italia: tra “privilegio di tanti” e “diritto di tutti”


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Al giorno d’oggi, l’uso di Internet è un’attività che viene svolta quotidianamente e spesso più volte al giorno da parte di molte persone. Basti pensare a chi lavora utilizzando la rete e gli strumenti digitali ad essa connessi o ancora, alla semplice applicazione meteo degli smartphone, funzionante tramite l’accesso ad Internet.

Tuttavia, sebbene gran parte delle persone al mondo abbiano accesso ad Internet e alle sue numerose funzionalità, sono molti i luoghi e le categorie ai quali è ancora precluso l’uso della rete, con esempi anche in Italia. A tal proposito, sono stati effettuati diversi studi in ambito sociologico, ma anche politico e giuridico, che hanno permesso l’elaborazione di alcuni report con i dati raccolti a riguardo. Ecco l’analisi della possibilità di accesso ad Internet in Italia, dove si oscilla tra il “privilegio di tanti” e il “diritto di tutti”.

Divario digitale: cos’è

Prima di approfondire la questione della distribuzione dell’accesso ad Internet sul territorio italiano, è interessante analizzare un fenomeno direttamente legato a questo tema. Si tratta del “digital divide” o “divario digitale”, e fa riferimento alle differenze di accesso agli strumenti digitali e a Internet tra le persone. Questo fenomeno riguarda il mondo intero, Italia compresa, anche perché può svilupparsi in modalità differenti.

Infatti, il divario digitale può essere causato da diverse ragioni socio-demografiche: per esempio, una causa può essere la differenza di età che spesso provoca incompetenza riguardo l’uso di tecnologie di ultima generazione nelle persone più avanti negli anni, soprattutto considerando l’estrema velocità di innovazione nel settore digitale rispetto al passato. Non a caso, i nati dopo la metà degli anni Ottanta sono definiti “nativi digitali”, proprio perché sono cresciuti con tecnologie che non esistevano per le generazioni precedenti.

Inoltre, il divario digitale può anche essere causato da un diverso livello d’istruzione, dall’origine geografica e a seconda della disponibilità economica degli utenti. Infatti, in molte aree si sviluppa il fenomeno correlato dell’analfabetismo informatico, dovuto anche ad un’assenza di infrastrutture e scarsa distribuzione e accesso alle tecnologie o ad Internet.

Accesso ad Internet in Italia: i dati DESI e ISTAT

Come anticipato, anche per quanto riguarda l’Italia è possibile parlare di divario digitale, anche se è importante specificare che il caso delle differenze presenti sul territorio italiano è lontano dalle importanti assenze riscontrabili in altri parti del mondo. Secondo quanto riportato nel rapporto DESI, che analizza il livello di Digitalizzazione dell’Economia e della Società nei paesi europei, nel 2022 l’Italia si è posizionata al 18esimo posto tra i 27 Stati membri dell’UE, ottenendo un punteggio complessivo di 49.3, che rispetto alla media europea di 52.3 rispecchia un leggero distacco rispetto agli altri Stati membri.

Rapporto DESI

Tuttavia, secondo quanto risulta dal rapporto, il progresso dell’Italia nel campo della digitalizzazione è evidente negli ultimi anni, e di certo la pandemia ha giocato un ruolo fondamentale.

Se nel campo della digitalizzazione del Paese e dell’economia l’Italia ottiene risultati discreti, è anche importante considerare l’accesso ad Internet da parte delle famiglie in Italia. A tal proposito, l’analisi dell’Istat riguardo l’accesso ad Internet da casa da parte dei nuclei familiari residenti in Italia si presenta come una fotografia del Paese, dato che fornisce i risultati a seconda delle aree geografiche italiane. Secondo quanto rilevato dall’Istat, nel 2020 il 79% delle famiglie italiane disponeva di accesso a Internet da casa, al contrario della restante parte le cui motivazioni per la mancata possibilità di accesso ad Internet da casa sono state varie. Infatti, per molti la motivazione è che nessuno in famiglia sapeva usare Internet, mentre un 25.4% delle famiglie che non avevano accesso ad Internet ha dichiarato di trovare questo strumento inutile e non interessante. Infine, l’8% affermò anche che la motivazione del non accesso ad Internet da casa è legato agli alti costi del collegamento.

I dati regionali

Tuttavia, i dati Istat restituiscono anche un quadro della situazione territoriale italiana, dal quale è possibile evidenziare il divario digitale tra le aree geografiche del Paese e tra le stesse regioni. In particolare, l’area territoriale italiana in cui la maggior parte delle famiglie aveva accesso ad Internet da casa nel 2020 era quella del Centro, con una percentuale dell’81%. Diversa è la situazione del Sud Italia e delle Isole, dove rispettivamente il 74.1 e il 73.4% delle famiglie aveva accesso ad Internet da casa nel 2020.

ISTAT

Inoltre, per quanto riguarda le singole regioni, la Provincia Autonoma di Bolzano si presentava quella in cui la maggior parte delle famiglie residenti aveva accesso ad Internet da casa nel 2020, con un risultato pari all’85.2%, seguita a ruota dal Lazio e dal Trentino-Alto Adige, rispettivamente con l’84.4 e l’83.3%. Per quanto riguarda la Sicilia, è necessario scendere fino alle ultime tre posizioni: infatti, l’Isola maggiore italiana si posizionò nel 2020 al terzultimo posto per accesso ad Internet da casa da parte dei nuclei familiari, con un risultato pari al 71.4%, quasi dieci punti in meno rispetto all’81% ottenuto in media dal Centro Italia e con quasi quattordici punti percentuali rispetto alla Provincia Autonoma di Bolzano. A seguire la Sicilia, è possibile trovare la Basilicata con 69.2% e la Calabria, il cui risultato di 67.7% la fa balzare all’ultimo posto tra le regioni italiane per accesso ad Internet da casa per nucleo familiare.

Per quanto riguarda gli altri criteri relativi ai nuclei familiari che non avevano accesso ad Internet da casa nel 2020, è interessante notare come il valore maggiore riguardo l’idea di disinteresse e dell’inutilità di Internet è rappresentato dalla stessa Provincia Autonoma di Bolzano (38.1%) mentre si trattava della motivazione del 25.8% delle famiglie residenti in Sicilia per il loro mancato accesso ad Internet da casa. Tuttavia, la Sicilia si presentava al primo posto secondo il criterio dell’alto costo degli strumenti necessari per connettersi (10.6%) e al terzo per quanto riguarda l’alto costo del collegamento, lasciando intendere che la ragione economica è la principale direttrice del divario tra le regioni del Nord e la Sicilia.

Tra “privilegio di tanti” e “diritto di tutti”

In merito all’argomento dell’accesso ad Internet, oltre alla tematica del divario digitale è anche interessante approfondire l’indirizzo giuridico della questione. Infatti, secondo l’analisi del divario digitale in Italia e nel mondo, l’accesso ad Internet può essere inteso come un “privilegio di tanti”. La motivazione che si trova alla base di questa definizione è data dall’ampia diffusione dell’accesso ad Internet nel mondo, considerando che non sono molti i Paesi che presentano lacune gravi in questo campo concentrati soprattutto in Africa, come evidenziato nel Global Connectivity Report 2022 dell’agenzia delle Nazioni Unite ITU (International Telecommunication Union).

Tuttavia, sebbene in “tanti” al mondo abbiano accesso ad Internet, esso rimane un “privilegio” perché le motivazioni alla base del mancato uso della rete da parte dei Paesi che hanno gravi lacune o delle regioni italiane è dato da fattori sociodemografici quali condizioni economiche precarie, mancanza di infrastrutture o minore livello di istruzione.

Global Connectivity Report 2022 – ITU

Considerando ciò, è importante sottolineare come negli ultimi anni, soprattutto con il rapido sviluppo della rete e la sua galoppante diffusione nel mondo, l’accesso ad Internet ha iniziato ad essere sempre più immaginato come un “diritto di tutti”, tanto che esso è diventato legge in diversi Stati, come nel caso del Marco Civil da Internet brasiliano, fino al riconoscimento di Internet come diritto civile da parte dell’ONU nel 2011 con il nome di “right to Internet access” o “right to broadband”, diritto alla banda larga.

Per quanto riguarda l’Italia, nel 2010 fu avanzata una proposta di riconoscimento del diritto di accesso ad Internet tramite un’integrazione all’articolo 21 della Costituzione della Repubblica ma, al momento, esso è menzionato solo nella Dichiarazione dei diritti di Internet, frutto del lavoro della Commissione per i diritti e i doveri in Internet nel 2014, anche se non si tratta di un testo normativo. Tuttavia, è possibile citare una regione italiana che ha riconosciuto il diritto all’accesso ad Internet: si tratta dell’Umbria, la quale ha agito tramite una legge regionale nel 2013 attraverso cui veniva riconosciuto a tutti i cittadini il diritto di “accedere a Internet quale fondamentale strumento di sviluppo umano e di crescita economica e sociale e promuove lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione al fine di assicurare la partecipazione attiva alla vita della comunità digitale”.

Infine, è importante ricordare anche la risoluzione non vincolante delle Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite dell’estate 2016, attraverso la quale si affermava la condanna dell’interruzione intenzionale dell’accesso ad Internet da parte dei governi nei confronti della popolazione. A tal riguardo, il diritto all’accesso ad Internet vede i suoi contorni sfumare dal campo dei diritti civili verso quello dei diritti umani, considerando la sua forte connessione con alcuni di essi. Infatti, considerando Internet come una tecnologia dell’informazione e con uno strumento fondamentale di partecipazione nella società attuale, il legame con i diritti umani allo sviluppo e alla libertà di espressione sottolinea come al giorno d’oggi sia sempre più fondamentale un’azione di riconoscimento, trasformando l’accesso ad Internet in “diritto di tutti”.



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